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Pagina creata il 12 Marzo 2018
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Aggiornata Sabato 19-Mag-2018

 

 

GUARDARE AL FUTURO RECUPERANDO, TUTELANDO E VALORIZZANDO IL PASSATO

 

La bellezza di Lucca non è solo nell’abbondanza e nel prestigio delle sue chiese, dei suoi palazzi storici, delle opere artistiche custodite nei musei, risiede soprattutto nei piccoli, talora umili manufatti che la adornano generosamente.

Arredi urbani, elementi architettonici, pubblici e privati - e quand’anche privati, pubblici, perché visibili, godibili sebbene spesso non destinati al pubblico utilizzo.

Edicole votive, immagini sacre devozionali, fanali, lanterne, fregi, formelle, insegne e trigrammi, scudi e stemmi, roste, grate e altri oggetti in ferro battuto, battenti, tiranti di campanelli, pavimentazioni, portabandiera, porta torce, portasecchie, anelli, ganci ad ancora, oculi inferriati e non, targhe, buche delle lettere incastonate nei muri, case-torri, paracarri, pioli, vecchi portoni di abitazioni e magazzini, portali nobili, strutture aggettanti, mensole in pietra, insegne commerciali, arredi e vetrine di botteghe, pozzi, fontane, giardini e orti – una risorsa inestimabile, vasta e insostituibile che racconta la storia della città, del territorio nelle sue trasformazioni, nel suo divenire culturale, sociale e urbanistico sempre più disordinato, incoerente e distruttivo, sino alle attuali, macroscopiche, colpevoli trascuratezze. Un tesoro che sta scomparendo a causa degli atti di vandalismo, dell'incuria, dei furti, dei danni prodotti durante i restauri e le ristrutturazioni.

Negli anni sono stati realizzati numerosi studi e tentativi di catalogazione, perlopiù parziali. Giuseppe Ardinghi, ad esempio, si è interessato ai fanali e alle roste, la Fondazione Ragghianti alle immagini di devozione, Italia Nostra alle microstrutture religiose del contado lucchese e ai monumenti dedicati ai caduti e alla resistenza, si vocifera di un libro sugli scudi e gli stemmi gentilizi. Manca però un censimento sistematico e capillare che riunisca tutto questo, includendovi le opere e i manufatti “minori”, che documenti lo stato dell’arte, quando possibile la storia di ogni singolo oggetto, elemento, con ciò fornendo gli strumenti conoscitivi necessari per avviare una successiva pianificazione finalizzata al recupero, alla tutela e alla valorizzazione dell’esistente.

Il censimento, la catalogazione degli arredi urbani, artigianali, artistici, architettonici, ecc., è dunque il primo passo - necessario, non più procrastinabile -, in questa direzione, per svelare e restituire alla città ciò che ancora non è andato perduto, qualche pagina della sua storia e della sua memoria, contro il degrado, il saccheggio, l’incultura.

La documentazione sin qui raccolta comprende migliaia e migliaia di fotografie scattate quasi quotidianamente dal 2014, in alta definizione e grande formato, in parte già pronte per la stampa o qualsiasi altro utilizzo, schede critiche e descrittive, documentazione storica anche iconografica.

Un progetto enorme e straordinariamente impegnativo che avrebbe dovuto essere sostenuto e invece è stato sostanzialmente snobbato da coloro i quali, i soli, avrebbero potuto e dovuto fornire i mezzi economici e politici per la sua realizzazione. Se ne sono riempiti la bocca, ma poi... Peccato.

 

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