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Pagina creata il 13 Gennaio 2019
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Aggiornata Mercoledì 21-Ago-2019

 

 

Pensieri, appunti sparsi, versi, opinioni estemporanee, aforismi...

 

11 Agosto

Qualcuno, spero senza provare un certo fastidio, si sarà accorto che da qualche giorno circolano sui social, FB in primis, video di sostegno ai profughi prigionieri in mare sulla Open Arms. Ennesimo caso di un respingimento, un rifiuto politico che con l’umanità, la convenienza e il buon senso non ha alcun nesso.

Io non farò video perché non mi sento fortunato, e non lo sono. Sono nato dalla parte giusta del mondo (quella ricca, per intenderci), ma sono ugualmente trattato con un tale disprezzo che a malapena riesco a sopportare di farne parte. Quindi i video vorrei riceverli, non farli. Insomma, sono anch’io profugo - profugo nell’anima ed anche un po’ nella carne, e come gli sfigati che la nostra cultura aborre e tenta di sopprimere intanto disconoscendoli, sto prigioniero nel limbo delle coscienze dei miei compatrioti, per cominciare, e poi in quelle dei miei concittadini. Il nostro problema è il pane, proprio. Sono le cure, proprio. L’impossibilità di mandare i figli a scuola, di trovare un lavoro che non si prenda la nostra dignità, non ci riduca in schiavitù. Sono i diritti tanto belli sulla carta e nelle bocche di chi ha tutto o molto, e tanto irraggiungibili se non si gode del privilegio di poterne usufruire. Io, noi, siamo profughi in casa nostra. Presi in giro dai governanti che prima ci danno un’elemosina per far vedere quanto sono generosi e poi non solo cambiano i decreti a cose fatte per sospenderne l’erogazione, ma la rivogliono anche indietro (il riferimento al Reddito di Cittadinanza è puramente intenzionale). Il nostro problema sono le energie sprecate sui social, le chiacchiere a vuoto per non dire mai la verità. Noi facciamo parte di quella verità, dondoliamo, invisibili, al largo di qualsiasi porto del mondo che neghi l’attracco ai disperati. Noi siamo voi e spero che possiate scendere al più presto, prego affinché l’Italia smetta la sua assurda guerra contro i poveri (in mare e in terra), perché se scendete voi e a voi sarà data una possibilità, forse una possibilità l’avremo anche noi.

Tenete duro, fratelli, sorelle. Tenete duro.

15 Giugno

Leggo cose tremende contro il cosiddetto Reddito di Cittadinanza, chi l’ha pensato e chi lo riceve.

Dunque…

Ho 54 anni. Ho cominciato a lavorare a 14. 40, quindi, li ho trascorsi cercando di sbarcare il lunario, raramente riuscendoci in modo soddisfacente e duraturo. Bilancio: conto sulle dita di una sola mano i datori di lavoro che mi hanno assunto regolarmente e spontaneamente. Tutti gli altri (alcuni erano anche “amici”), poco importa se per lavori a tempo indeterminato od occasionale, qualificato o meno, hanno sempre, SEMPRE, tirato a non pagarmi o a pagarmi il meno possibile, spremendomi come un limone. Vi sono aree geografiche di questo assurdo paese dove il lavoro è un favore che si fa e si riceve tra appartenenti al medesimo clan sociale, dove lavorare al nero è la rigida norma e naturalmente chi lavora al nero (senza tutele e con paghe da fame) alla fine nulla stringe e nulla gli sarà riconosciuto quando l’età lo sbatterà fuori dal mercato e dalla vita. Si chiama morte civile. Oggi sopravvivo grazie al reddito di cittadinanza, se non avessi la possibilità di pagare le bollette e fare un po’ di spesa grazie all'odiatissimo obolo, sarei alla canna del gas, letteralmente. A tutti quelli che gli rode che qualcuno percepisca questa specie di elemosina il cui solo scopo, peraltro apertamente dichiarato, è incentivare i consumi, auguro la stessa fine di merda che è toccata a noi pezzenti.

Pace e bene, fratelli.

15 Giugno

Spesso la musica racconta più di chi l’ascolta che di chi la scrive…

19 Maggio

Da tempo penso che dovrei scrivere qualcosa, se non altro per non dare l'impressione di essere sparito senza nemmeno avere avuto la gentilezza di salutare, senza un minimo di riconoscenza verso le persone che mi hanno degnato della loro considerazione. In realtà la mia "scelta" di uscire di scena non è stata né facile, né lieta, meno che mai opportunistica. Ho dovuto, perché i teatrini mi ripugnano e i social network, il web, pare fatto a posta per spingere le persone ad esibirsi, sterilmente, e ad aggredire chiunque non si presti al gioco delle parti accettando il ruolo che arbitrariamente è assegnato loro al solo scopo di favorire se stessi.

In questo crescendo di autoreferenzialità e utilitarismo vampiresco, si è incastrata la mia vita, non ultima la mia transizione e i mille accidenti che ha prodotto, direttamente o indirettamente. Ho avuto la conferma che la mia condizione è tutt'altro che accettabile per la stragrande maggioranza degli umani, inclusi i più evoluti, aperti - figuriamoci gli altri. Sono un FtM. Il mio status di uomo transgender eterosessuale, medicalizzato seppur non binario, mi ha condotto, mio malgrado, verso un isolamento quasi totale. Non che prima, da donna lesbica riottosa alle dinamiche sociali andasse tutto bene, ma insomma, qualche spazio per muovermi e relazionarmi lo trovavo. Con la transizione ho perso non solo tutti i punti di riferimento che componevano la mappa esistenziale grazie alla quale sapevo a cosa avevo diritto, a cosa potevo ragionevolmente aspirare, ma ho soprattutto perso la riconoscibilità - e il riconoscimento. E' mutato l'aspetto, il nome e il genere sui documenti, non la mia anima, il mio cervello: desidero le stesse cose ed ho lo stesso potenziale. Io sono la stessa persona di quattro/cinque anni fa (a dire il vero sono migliore, ma questa è un'altra storia), il mio sguardo è il medesimo, è quello del mondo su di me che è cambiato facendosi straordinariamente indifferente, se non ostile. Il mondo si aspetta che io sia ciò che sembro senza rompere le scatole, ma io non potrò mai essere ciò che non mi corrisponde, non secondo i dettami culturali etero ed omosessisti, binari, con tutto il loro portato mefitico e castrante. Sia chiaro, non sono discriminato apertamente - d'altronde, si discrimina chi riconosciamo come esistente, chi fa parte del corpus sociale nel quale agiamo il potere, chi ne è escluso non costa nemmeno quella fatica. Mi si tollera, insomma, persino mi si stima ed ammira - ma da lontano, così lontano che nulla possa ridurre le distanze costringendo ad assunzioni di responsabilità, a stabilire relazioni reali, reciprocità, seppur formale. Da vicino, la paura di trovarsi ad affrontare una situazione che può causare disagio e imbarazzo a sé o ad altri, vince, anche sulla curiosità, persino quella pruriginosa - e tanti saluti. Nessuno vuole essere rifiutato. Io non faccio eccezione. Quindi ho imparato a starmene in disparte, silenzioso, come si preferisce che sia, e sto cercando di farmelo piacere.

E' vero, sulle mie "scelte" ha pesato e pesa la persecuzione messa in atto ai miei danni dal mio Stalker. Lui ha condizionato pesantemente e forse irreversibilmente la mia esistenza in questi ultimi tre anni, in particolare negli ultimi sei mesi, ma (e so che gli dispiacerà) è arrivato ultimo, prima del suo ingresso a gamba tesa nella mia vita la fila di gambizzatori era già lunghissima. Certo, ha avuto i mezzi e le occasioni che sono mancate agli altri e in più ha trovato nelle istituzioni degli alleati formidabili che, ben oltre le sue intenzioni e il suo potenziale distruttivo, hanno messo un carico tremendo sulle mie spalle trattandomi come nessuno mai e privandomi dei miei diritti fondamentali, ma ho capito che anche in questo non vi è nulla di straordinario, stupefacente: l'indifferenza e l'odio, il disprezzo, possono ammorbare chiunque, trasversalmente, e i tempi sono maturi per un ritorno alla sopraffazione delle categorie sgradite. Questa è la banalità del male e i primi, talvolta gli unici a farne le spese, sono i pezzenti che come me non servono a nessuno.
26 Aprile

Cicli continui, assenza di soluzioni di continuità, coazioni a ripetere. Metti uno specchio davanti a uno specchio e avrai l’infinito rivelato, riverberante, costretto, proscritto, segregato - in uno spicchio di luce, eternamente fugace.

28 Febbraio

Ormai sono quasi due mesi che ho privato il mio profilo FB del millantato e sedicente attributo “social”. Il profilo esiste, ma mi serve principalmente per conservare la possibilità di amministrare altri spazi, e marginalmente per ricevere gli aggiornamenti delle pagine che soddisfano i miei interessi culturali.

Cosa è cambiato nella mia vita? ASSOLUTAMENTE NULLA. Non avevo relazioni prima, non le ho ora, ma la mia bacheca è finalmente una spazio leggero e ludico che sfoglio con piacere nei ritagli di tempo. Non è più il palcoscenico di nessuno, neanche il mio.

Le persone che mi apprezzano e mi conoscono, volendomi veramente bene e stimandomi non sterilmente, in un modo o nell’altro hanno continuato a seguirmi. Sanno di me e sono in qualche modo presenti. Le altre, o non si sono accorte della mia sparizione, o se se ne sono accorte, se non hanno proprio apprezzato, hanno almeno liquidato la faccenda con l’indifferenza o la trascuratezza che ho in esse troppo a lungo sopportato.

L’autoreferenzialità non lascia spazio ad alcuna forma di reciprocità che non sia esclusivamente utilitaristica, opportunistica – io e la mia vita non siamo graditi ai tavoli da gioco dove ci si può sedere solo se provvisti di abbondante moneta. Una condizione di svantaggio ed isolamento che nuoce enormemente e alla lunga condanna alla morte civile, ma non posso farci nulla. Nemmeno parlarne serve, aiuta, cambia qualcosa. Ne prendo atto e vado oltre, da solo e sereno.

13 Gennaio

E quando non sarò più su Facebook che farò?

Tornerò a cercare in giro per il Web quello che non so, quello che mi serve, quello che mi piace e chissà, m’imbatterò in cose che altrimenti non potrei mai conoscere, magari tornerò a leggere libri, tornerò a scrivere, forse tornerò a ricevere lettere e quindi tornerò a scriverne, tornerò ad occuparmi del mio sito e della mia arte ed avrò finalmente più tempo ed energie da dedicare loro, più tempo ed energie da dedicare a chi ne avrà esclusivamente per me. Tornerò a leggere i giornali e a informarmi su cosa offre il mio territorio, camminando ed esplorandolo. Tornerò a voler sapere direttamente dalle persone come stanno, cosa fanno e pensano, e attenderò, forse inutilmente, che mi scrivano o telefonino, che vengano a cercarmi per godere della mia compagnia. La smetterò di aspettarmi che gli altri sappiano cosa mi accade solo perché glielo racconto su un social; se nulla sapessimo gli uni degli altri potremmo finalmente non esserne amareggiati, perciò, incontrandoci, potremmo prenderci il gusto di raccontarci o anche no, ma senza covare rancore, senza che il sospetto di essere trattati con indifferenza ci offenda, e l’indifferenza stessa ci ferisca.

Potrò orgogliosamente affermare di non avere un profilo Facebook e di non volerne sapere più niente.

2 Gennaio

Ma la quantità di animali domestici a cui è scoppiato il cuore, che sono stati vittime di incidenti o sono fuggiti per la paura dei botti? E la quantità di quelli che sono stati abbandonati a loro stessi dentro o fuori casa mentre voi eravate a divertirvi, cosa che ne ha favorito la fuga e/o la morte? Per non parlare degli animali selvatici di cui nulla, mai, sapremo (chi se ne frega, vero?). O degli adulti, i cardiopatici, i bambini a cui il vostro alcolismo intellettuale procura ogni anno qualche piccolo fastidio di cui potete bellamente disinteressarvi, tanto mica lo subite voi. E degli incendi causati dalle vostre lanterne del cazzo, dai vostri ordigni e petardi. Delle mutilazioni e i ferimenti di chi vi sia capitato a tiro senza averne colpa. E tutti i rifiuti speciali (in parte inesplosi) che seminate ovunque a spese dell'ambiente e dell'intera collettività...

Ma che fate un tantino schifo ve l’ha mai detto nessuno?

 

 

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