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Aggiornato Domenica 14-Mag-2023

 

 

«Ma cosa te ne fai di vivere fino a cento anni se non passa giorno senza dover rinunciare a qualcosa, senza patire dolori, amarezze, delusioni, ingiustizie. Non parlo di eventi generati dalla natura brutta e cattiva che infligge sciagure a cui non è possibile sfuggire, non mi riferisco ad accadimenti causati da propri errori, da propri rovelli, proprie mancanze, parlo di fatti sui quali non si ha alcuna influenza, estranei, spesso totalmente gratuiti, dovuti ad una filiera di nullità che sembra abbiano un unico scopo nella loro spregevole esistenza: offendere, danneggiare gli altri ottenendo a loro spese immeritati compensi, veri o presunti che siano. Che senso ha vivere quando ogni giorno si deve arrancare, non per avanzare, per non retrocedere – quando a un passo avanti sovente ne corrispondono due, indietro? Voi che senza dubbio godete di ogni vantaggio offerto dalla vostra condizione di privilegiati, avete sicuramente una risposta consolante, comoda. Suppongo che per voi sia facile parlare di resilienza, fare la morale, riempirvi la bocca di luoghi comuni sul valore della vita, della speranza, della fiducia. Facile dar credito a tutte quelle scemenze secondo le quali ognuno è artefice del proprio destino, ottiene ciò che vuole, cerca. È probabile che, nonostante non vi manchi nulla, anche voi vi lamentiate come e forse più del più sventurato dei pezzenti. È certo che anche voi, come i più miserabili degli uomini, siate disposti a tutto pur di non perdere una sola briciola delle vostre sicurezze, dei vostri vantaggi. Tutto fareste, fate, a cominciare dal negare agli altri i vostri stessi diritti: vi accanite contro il loro benessere, ne impedite la realizzazione personale e sociale, se poteste (e a volte potete) togliereste loro la vita. Non vi è differenza tra premere il grilletto, mettere una firma sotto una condanna a morte o solo auspicarla, ma capisco che sia più facile per voi e i vostri complici negare l’evidenza, ogni responsabilità, non pensarvi mandanti, esecutori. Sono sicura che non vi poniate il problema. Ma non voglio divagare. Ognuno guardi a se stesso, si occupi di sé ed io, ora, vorrei solo potervi accontentare: togliendo il disturbo.»
«Quanta presunzione.» - disse il Presidente del Consiglio di Amministrazione del Mondo abbozzando un sorriso beffardo. Guardò i Consiglieri seduti alla sua sinistra e alla sua destra, quindi si alzò e proseguì: «Cosa ti fa credere che a noi importi di te al punto da volerti viva, o morta? Se tu non avessi smanacciato tutta la vita per attirare l’attenzione, se non ti fossi impuntata, attaccata al campanello divenendo più che fastidiosa, molesta!, di te non ci saremmo mai accorti. Per noi, viva o morta non fa differenza. Togli solo quel dito dalla pulsantiera. Accontenta te stessa, semmai. Chi te lo impedisce? O dovremmo pensare che ti serva una platea da minacciare, accusare, di fronte alla quale esibirti in lamenti e recriminazioni? Dovremmo pensare che tu sia solo un’esibizionista dipendente dal gradimento degli astanti, dal loro consenso? E perché dovremmo essere proprio noi il pubblico che brami? Non potrebbero essere i tuoi simili, quelli che rantolano alla tua maniera? Non dovrebbero essere loro il tuo riferimento? Non prenderci a paragone, a modello. Tu, voi, non siederete mai alla nostra tavola. Mai. Tu, voi, non contate, non servite, non esistete.»
«Vi sbagliate. Esistiamo, eccome! Senza di noi, senza le nostre carni ammassate ai vostri piedi non avreste la solida terra in cui piantare le radici dei vostri scranni, su cui edificare i vostri governi, da cui pontificare con la sicumera paternalista dei peggiori disprezzatori, non avreste la carne da spremere per ricavarne il sangue che soddisfa la vostra sete di potere, che alimenta i vostri affari, le lacrime che irrigano le vostre ricchezze, la rassegnazione che giustifica l’indifferenza dei vostri figli. Senza di noi sareste nulla, avreste nulla – e allora, tra di voi, dovreste trovare qualcuno che ci sostituisca. La ragione per la quale create le ingiustizie, per la quale non vi opponete alla povertà, alle disparità e allo sfruttamento, è che queste condizioni paralizzano, inchiodano chi le subisce alla paura e all’ignoranza – garantendo a tutti gli altri, cioè a voi, libertà di azione, ricchezza, impunità e imperio.»
Il Consigliere più anziano fece cenno di voler intervenire. Il Presidente annuì e si sedette. «Parole. Ma quindi, in moneta sonante, spiega, precisamente cosa vuoi?»
«Una morte pietosa - pulita, rapida e indolore. Non voglio più stare al vostro gioco e non voglio fare scempio del mio corpo per uscirne.»
«No, cara, non investiamo le nostre risorse in attività minori, ad personam o per un numero ristretto di beneficiari. È nostro precipuo interesse preservare la vita in quanto generatrice di guadagno. Sovvenzioniamo attività di morte solo se esse producono profitto e ciò accade perlopiù con i grandi numeri. Noi rispettiamo la legge di Dio, i suoi intendimenti. Se egli avesse voluto cose diverse rispetto a ciò che è, quelle sarebbero.»
«Ipocriti, bugiardi… Se Dio esistesse non potreste parlare a nome suo, non ve lo permetterebbe…»
«Evidentemente, invece, lui non ha niente da obiettare – e comunque, ti piaccia o meno, esiste un equilibrio governato da leggi naturali, quindi divine, su cui si fondano le strutture sociali avanzate. È una questione economica, non politica. Ognuno stia al suo posto, rispetti i ruoli, il rango di appartenenza, e trovi in esso le proprie soddisfazioni, ragioni. A volere altro non vi è appagamento, solo sofferenza, frustrazione, rabbia. Per questo sei furiosa. Avresti dovuto accompagnarti a un brav’uomo, avresti dovuto dargli e darci dei figli. Perché non l’hai fatto? Una donna in cosa credi si realizzi? La maternità, mia cara, è l’esperienza che più di ogni altra dà senso all’esistenza femminile. Ma ora è tardi, per te, lo riconosco. Una vita sostanzialmente vana, la tua, ne converrai. Fattene una ragione e più non chiedere.»
Il Presidente prese nuovamente la parola: «Vi sono rapporti di forza che dirigono le comunità umane di successo - il corretto funzionamento del sistema è stabilito e amministrato da non più di settanta, ottanta milioni di uomini in tutto il mondo. Uomini, sì, il numero delle donne coinvolte è irrilevante, non solo statisticamente. Tu, tra gli oltre sette miliardi di esseri umani che si lamentano, sei come un granello di polvere nell’enormità dell’Universo. Data la tua totale ininfluenza, è già tanto se hai ottenuto la nostra attenzione. Nell’economia generale conta e serve la massa, non il singolo individuo. Non mancherai a nessuno. In questo preciso istante stanno nascendo almeno duecentocinquanta bambini che, quando sarà il momento, sgomiteranno per occupare gli spazi che tu ed altri perdenti avrete lasciato liberi. Vedi? Possiamo tranquillamente fare a meno di voi. È necessario che la vostra inutilità non sia un costo. Perciò, se la tua volontà è togliere il disturbo, prego...», e indicò l’uscita.

 

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