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Aggiornato Domenica 14-Mag-2023

 

 

Aron aveva vinto un concorso ed era stato assunto in una scuola: bidello, a novecento chilometri da casa. Tempo determinato con licenziamento alla fine dell’anno scolastico e nuova assunzione all’inizio dell’anno scolastico successivo – poi basta. Ora era basta. Scorreva gli annunci sul portale della Regione, ma non riusciva a concentrarsi – leggeva senza capire una parola. Era spaventato. Non sapeva cosa fare. Tornare indietro era una possibilità, ma non avrebbe fatto molta differenza: non aveva relazioni, né là, né qua. Oltretutto, dato che non poteva di certo pagare due affitti, non aveva più nemmeno una casa. Non gli restava che tentare di sistemarsi dov’era, prima di non avere più un centesimo ed essere sbattuto in mezzo alla strada. Si preparò una tazza di tè e tornò al Computer, ma invece di riprendere a sfogliare gli annunci di lavoro, aprì l’applicazione di Dating a cui si era iscritto nel tentativo di trovare qualcuno con cui avere una relazione onesta, qualunque forma assumesse. Pensava che cambiando città, mettendo una così grande distanza tra il passato e il futuro, le cose avrebbero cominciato ad andare meglio e sarebbe riuscito ad avere una vita normale, ammesso che quella parola avesse un senso. Desiderava tanto incontrare persone decenti con cui relazionarsi, invece, per quanti sforzi avesse fatto e facesse, non era accaduto prima e non accadde dopo, nella vita reale e attraverso i social, allora si orientò verso i siti di Dating.

Aron non dava importanza al genere dell'individuo, bensì al suo modo di essere, alla sua personalità. Cercava amici, persone con cui uscire, con cui parlare, confrontarsi, e naturalmente desiderava l’amore, non sesso occasionale, fine a se stesso, sebbene, in circostanze eccezionali, non escludesse di poterlo praticare.

Tutti i siti di Dating prevedono la compilazione di schede attraverso le quali presentarsi, mostrarsi. Dati generici sull’aspetto, il carattere, le preferenze sessuali, l’orientamento affettivo, il genere. Aron, all’inizio, tendeva a completare le schede nel modo più sincero ed esaustivo possibile. Ci metteva impegno. Scriveva descrizioni di sé ponderate, delicate, profonde, ma comprese che questo approccio non pagava. Nei siti etero non cavò un ragno dal buco. Al più gli era capitato di chattare con donne che appena capivano di avere a che fare con uno sfigato, chiudevano la conversazione e qualche volta lo bloccavano. Sì, Aron era uno sfigato: non era bello, non era alto, non era benestante, non era estroverso, era timido, abbastanza insicuro e da quando si era trasferito aveva preso una ventina di chili, ma la cosa peggiore riguardava la sua virilità: era microdotato. Sei centimetri, in erezione – dichiarati se in qualche modo richiesto perché mica c’era da vergognarsene. Non che avesse importanza per uscire a bere qualcosa, ma nessuno, NESSUNO usa quelle applicazioni per trovare degli amici o l’amore vero, quello che non guarda nelle mutande della gente. Se glielo avessero chiesto, avrebbe asserito senza temere smentita che chi dichiarava di iscriversi con tale scopo, o mentiva, o era uno sfigato come lui.

Così si convinse che il problema fossero le donne eterosessuali: magari, su un portale omosessuale le cose sarebbero migliorate. Prima provò con un’applicazione d’incontri per lesbiche: fu buttato fuori un nano secondo dopo essersi iscritto, comprensibilmente; poi provò con un gruppo dedicato al poliamore, ma se la suonavano e cantavano tra loro, non se lo filò nessuno; ritentò con un’applicazione dedicata alle donne Trans, etero, ma era a pagamento e quindi lasciò perdere; infine si iscrisse ad un sito d’incontri Gay e dopo due anni era sempre lì. Non avrebbe saputo dire perché vi rimanesse: era il luogo virtuale più insulso e sozzo che avesse avuto la ventura di osservare. Eccezioni a parte, invero più rare di una pagliuzza d’oro nell’oceano, nessuna gentilezza, nessuna educazione, nessun rispetto, nessun pudore. Gli uomini - gay, bisessuali o sedicenti etero che fossero - avevano ogni sorta di vizio, erano perlopiù feticisti e non di rado mentalmente disturbati. I profili erano falsi per una buona metà, l’altra metà era divisa tra profili completamente anonimi, privi cioè di qualsiasi indicazione su chi vi si nascondesse, e profili solo presumibilmente attendibili. Tra le pieghe dell’etere, in mezzo al mare magnum di corpi nudi e organi genitali esibiti senza alcuna vergogna, reali o rubati che fossero, si muoveva un’umanità scellerata e indifendibile composta da esibizionisti, guardoni, provocatori, millantatori, profittatori, maniaci, repressi, coprofaghi, pisciatori indefessi, sculacciatori, fedigrafi seriali, leccatori di piedi e culi, sieropositivi, patiti del sesso non protetto, del sesso condito con alcol e droghe, onanisti incalliti, sadici e masochisti, schiavi e padroni, padri e figli, travestiti, trans a pagamento, escort palestrati, aporofobici, gerontofili e gerentofobici, trasfobici, omo e bifobici, razzisti, classisti, fascisti, maschilisti, misogini, insomma, un posticino ameno frequentato dalla crème de la crème della più giustificata esecrabilità. Maschi per maschi (guai a lasciar filtrare il benché minimo accenno di femminilità), donne nate uomini in cerca di superdotati preferibilmente etero, uomini incapaci di avere relazioni sessuali appaganti senza indossare lingerie o altri mascheramenti. Il trionfo del porno casereccio più immaginato che praticato, ma quando praticato... che va bene se certe cose le fai in sicurezza, per gioco concordato con TUTTE le parti in causa, ma se diventano una necessità vissuta ingannando non solo se stessi…

Durante le prime settimane aveva ricevuto soprattutto messaggi da parte di uomini morbosamente incuriositi dai suoi modesti genitali, nonché messaggi che si limitavano a domande idiote tipo: cosa cerchi, cosa ti piace, sei passivo, sei attivo? Capì che le persone non s’interessavano minimamente alle schede descrittive, non le leggevano e se le leggevano non le capivano o semplicemente se ne fregavano. Pensò che i più praticassero una specie di pesca a strascico: scrivi una cosa qualsiasi a tutti quelli che in foto non ti fanno proprio schifo e aspetti che qualcuno risponda. Getti la rete, qualcuno alla fine abboccherà. Cominciò anche a collezionare foto di peni e sederi, giunte così, senza nemmeno una parola di accompagnamento. Poi, stufo, riprese in mano la sua scheda, deselezionò tutte le opzioni che facevano riferimento alla ricerca di sesso, scrisse una descrizione di sé che chiudeva la porta in faccia alla maggior parte dei frequentatori del sito e i contatti, invariabilmente sterili, tutt’altro che seducenti, divennero sempre più sporadici sino a scomparire quasi del tutto. Ormai apriva l’applicazione solo per passare il tempo scorrendo i profili, leggendo le minchiate sgrammaticate che la gente scriveva nelle descrizioni, stupirsi dell’imbecillità e delle contraddizioni, arrabbiarsi di fronte a tanta colpevole ignoranza, a tanto analfabetismo funzionale, emotivo, sentimentale, a tanto cinismo, tanta ipocrisia, disonestà, mancanza di empatia, considerazione del prossimo come essere umano.

La maggior parte di quegli uomini avevano intorno una rete familiare e sociale del tutto ignara di cosa combinassero al di fuori di essa. Avevano famiglia, mogli, figli, fidanzate, qualcuno era unito a un compagno tramite una “specifica formazione sociale” ostinatamente e impropriamente definita “matrimonio”, qualcun altro condivideva il profilo con il fidanzato, oppure ciascuno aveva il suo ma il “divertimento” era condiviso. Poi, chiusa l’applicazione, tirati su i calzoni e la maschera, via in giro a giudicare e condannare i comportamenti degli altri. Definire una macelleria quel lupanare non sempre senza scopo di lucro, era riduttivo, non rendeva l’idea. Nondimeno, Aron, non si decideva a disiscriversi.

Sbirciò nel profilo di una trans che si definiva passiva, lesse nella descrizione cose oscene, irripetibili, ma non resistette e le scrisse che era bellissima. La era davvero e lui non aveva un secondo fine, figuriamoci – una Trans passiva e un microdotato, anche in chiave sessuale non avrebbe avuto alcun senso contattarla. Chiuse l’applicazione e ricominciò a scorrere gli annunci.

Il giorno dopo, mentre era sull’autobus che lo avrebbe portato ad un colloquio di lavoro, arrivò la notifica di un messaggio vocale dall’applicazione, l’aprì. Era “bocca vogliosa”, la Trans a cui Aron aveva scritto la sera prima. Se ne stupì, ma ne fu inspiegabilmente lieto. «Sciao, caro. Ti ringrazio, anche tu sei molto belo... Ti do il mio numero, chiamami. Un bascio.»
Aron le scrisse che non voleva disturbarla, le diede il suo numero e la invitò a chiamarlo quando fosse in comodo, ma dopo pranzo perché al momento era impegnato. Con sua enorme sorpresa lei lo chiamò davvero: «Sciao, caro. Sono Gabriela…». Parlarono del più e del meno, lei gli raccontò di essere brasiliana e di trovarsi in Italia da una decina di anni, faceva la parrucchiera nel negozio di un’amica d’infanzia sposata con un italiano, anche lei Trans. Viveva a Milano ma si trovava in zona per una breve vacanza. Aveva un bel tono di voce, femminile ma non troppo, esattamente come piaceva a lui. Sembrava una donna tranquilla, decisa, sicura di sé. Aron aveva conosciuto anche altre ragazze Trans, ma di rado esse parlavano apertamente della loro condizione, alcune la omettevano con cura, quasi si vergognassero di essere Trans - Gabriela, no.
«Dai, vieni a trovarme…»
«Verrei volentieri, ma oggi non posso, o meglio, potrei in serata ma poi non ci sono treni per il rientro, facciamo un altro giorno, magari domani…»
«Domani no, caro, devo rientrare, ma vengo spesso qui, me piasce tanto…»
«Vabbeh, allora sarà per un’altra volta… Magari, se vuoi, ti ospito io, anzi, questo è un invito ufficiale, puoi venire e fermarti quanto ti pare…»
Lei lo ringraziò, chiacchierarono e risero ancora un po’, poi si salutarono.

Mai accaduta una cosa simile su quel sito o sugli altri. Era strano poter parlare normalmente con una persona che pareva normale. Niente riferimenti al sesso, niente fretta di vedersi, niente ammiccamenti, sottintesi, ma ancor più strano era dover separare quella conversazione piacevole dal testo della descrizione di sé che Gabriela aveva scritto nel suo profilo. Erano espressioni della stessa persona distanti anni luce. Aron non capiva, ma aveva imparato che nel virtuale, pur di attirare l’attenzione, la gente fa cose inspiegabili, spesso molto, molto discutibili, di cui, se riesce a rendersene conto, a volte fortunatamente si pente. Liquidò così la faccenda e nei giorni seguenti, durante le telefonate che si scambiarono senza esagerare, non ebbe mai la sensazione che vi fosse qualcosa di ambiguo che avvalorasse la pessima immagine che il profilo rimandava di lei, e tuttavia, il tarlo del sospetto non lo abbandonò mai del tutto.

Un mese dopo, Gabriela annunciò l’intenzione di accettare l’invito per il fine settimana successivo alla telefonata. Aron ne fu felicissimo. Pulì casa come non faceva da tempo, fece la spesa riempiendo il frigo fino a farlo scoppiare e arrivato il sabato, si precipitò alla stazione, emozionatissimo. Gabriela scese dal treno un po’ spaesata. Era visibilmente stanca e accaldata. Quella era una delle estati più calde di sempre, anche respirare, in certe ore del giorno, era difficile. Si abbracciarono amichevolmente. Lui le ricordò di non possedere un’auto, quindi avrebbero preso l’autobus e poi, giunti a casa, avrebbe potuto finalmente rinfrescarsi.
«Hai mangiato?», le chiese percependo una certa irritazione, senza capire se fosse causata dal viaggio e dal caldo o dalla delusione di averlo finalmente visto in faccia.
«No, ma no te preoccupa, dopo me reprendo.»

Giunti a casa l’accompagnò in camera, poi preparò la tavola mentre lei si faceva una doccia. Quando riapparve sembrò sollevata e il pranzo migliorò ulteriormente l’umore. Dopo mangiato Gabriela chiese di potersi coricare un’oretta.
«Certo, ci mancherebbe…»
«Ma tu viene con me, parliamo...», si alzò, lo prese per mano e lo portò in camera.

Aron non ci capì nulla. Si ritrovò tra le sue braccia, prillato come un pupazzo, mangiato, baciato, penetrato, preso con lentezza e passione, più e più volte. Un sogno meraviglioso. Quando aprì gli occhi era quasi sera. Lei si alzò per andare in bagno, lui la guardò pieno di stupore, riconoscenza. Le avrebbe voluto dire di fermarsi, voltarsi verso di lui in modo che potesse guardarla, ma lei si coprì i genitali con entrambe le mani e uscì dalla stanza velocemente, quasi non volesse mostrarsi nella sua straordinaria interezza. Quando riapparve aveva addosso l’accappatoio e lui, sebbene avessero successivamente fatto l’amore innumerevoli altre volte, non la vide mai completamente nuda, mai poté ammirarla nel modo e per il tempo che avrebbe voluto.

L'ora della partenza arrivò troppo presto. Lui l’accompagnò al treno, sconvolto, già innamoratissimo. Non avrebbe voluto lasciarla andare, ma lei lo rassicurò: si sarebbero rivisti, presto.

Aron non poteva credere di avere avuto tanta fortuna. Non poteva credere che una donna così perfetta per lui, conosciuta sul peggior sito d’incontri del pianeta, potesse provare interesse per… uno sfigato. Non era verosimile. Mille paure e mille dubbi lo assalirono, provò a nasconderli, ma un giorno, al telefono, mentre lei gli diceva candidamente che invece di tornare a trovarlo sarebbe andata al mare con gli amici, lui le chiese ragione delle schifezze che aveva scritto nel suo profilo e, quel che è peggio, avanzò timori rispetto al fatto che avessero fatto sesso senza protezioni. Se l’aveva fatto con lui, poteva averlo fatto con chiunque: non era un comportamento responsabile, là fuori, tra i frequentatori del sito, poteva esserci di tutto! Lei se la prese a morte. Provò a convincerlo che non faceva sesso con qualunque persona, provò a giustificarsi ma poi si rese conto che non doveva farlo, non era giusto. Aveva ragione. La diffidenza di lui era causata dall’insicurezza, dalla paura del tradimento e dell’abbandono, di non essere abbastanza. Era arrabbiato perché lei anteponeva i suoi amici a lui, preferiva andare con loro invece di raggiungerlo. Si conoscevano appena, cosa pretendeva? Quale diritto aveva di entrare a gamba tesa nella sua vita? Quelle insinuazioni le furono insopportabili, quel comportamento puerile non fu perdonato. Calò il gelo. Lei smise di telefonare, lui smise di cercarla.

Dopo qualche mese, Aron le scrisse che era davvero dispiaciuto. Aveva sbagliato, se ne rendeva conto - si scusò accoratamente e fu convincente, ma il danno, irreversibile, ormai era fatto. La ferita era aperta e non voleva chiudersi. Aveva rovinato tutto. Si sentirono ancora, per un po’, poi quando fu chiaro che non avesse alcun senso farlo, la comunicazione s’interruppe in modo definitivo. Il profilo di lei risultò disattivato, così quello su Instagram. Cambiò numero di telefono e lui non seppe più come rintracciarla.

Finalmente Aron cancellò la sua iscrizione al sito.

Il Corriere arrivò per ritirare gli scatoloni. Aron spense la luce e si chiuse la porta alle spalle. Tornava al punto di partenza. Quasi tre anni e non aveva fatto un passo avanti, anzi; tuttavia, con sé portava due consapevolezze nuove: la certezza che non avrebbe mai più conosciuto una persona come Gabriela e che, se era vero che il suo pene non sarebbe cresciuto accontentando chi s’accontenta, aveva almeno la possibilità di crescere lui andando, bene o male, incontro ad altri amori.

 

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