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Pagina creata il 6 Settembre 2016
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Aggiornata Martedì 13-Mar-2018

 

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, un caso di Stalking condominiale - Video

 

Vivere in una casa popolare non è una bella esperienza, specie se si è persone sane di mente, civili e tutt’altro che analfabete.

Gli assegnatari sono in affitto, ma le normative li obbligano ad assumersi gran parte degli oneri relativi alla conservazione degli immobili e delle loro pertinenze, come se ne fossero proprietari. Tuttavia, in alcuni condomini funziona così e in altri no, provvede il Comune - impossibile capire cosa giustifichi tali disparità. Devono pagare come se fossero proprietari, ma non possono disporne liberamente: non possono, ad esempio, chiudere casa e andarsene dove vogliono per il tempo che decidono; non possono affittare una stanza per arrotondare; non possono ospitare estranei, nemmeno i parenti, occorre un permesso scritto rilasciato dall’Ente gestore; dovrebbero rispettare i regolamenti condominiali, ma nessuno si prende la briga di istruirli al momento dell’assegnazione, così finisce che ognuno fa come gli pare e naturalmente quelli che ricevono minacce dall’ERP sono gli affittuari che non sgarrano mai, gli altri se la ridono. Non è tutto: gente che non arriva a due neuroni, dovrebbe autogestirsi! I condomini ERP, infatti, non possono avere un amministratore come quelli privati, devono fare da soli al massimo avvalendosi di “consulenti amministrativi esterni” che non sono responsabili di nulla ma vengono pagati come se lo fossero. Essendo l’edilizia residenziale pubblica abitata da persone perlopiù disagiate (droga, delinquenza, alcolismo, handicap fisici e mentali, solitudine, abbandono, violenza, povertà, ecc.), la convivenza può essere davvero difficile, ciò senza che vi sia da parte del Comune e dell’ERP alcuna gestione degna di questo nome. Tanto per chiarire le idee a chi pensa che stare sotto il calcagno delle istituzioni sia condizione da privilegiati, da fortunelli, furbetti, usurpatori o corruttori.

Io vivo in un super condominio, per essere più precisi, in un condominio di edifici: tre, per un totale di 66 unità abitative, suddivise in scale, circondate da un giardino enorme provvisto di alberi e siepi, come in un Residence di lusso. Per le riunioni condominiali, quindi, dovremmo affittare uno stadio, ma dato che è tutto grasso che cola se in seconda convocazione arriviamo a un terzo degli aventi diritto, ci basta la sala parrocchiale, pagata di tasca nostra, naturalmente.

Date le premesse, l’autogestione è un delirio degno di un racconto di Ionesco, con gente che arriva ubriaca, altra armata di telecamere e registratori, altra determinata a far fallire qualsiasi iniziativa, autogestione compresa come se gliene venisse qualcosa. Quindi, il massimo che si riesce ad approvare sono i bilanci, le spese e le manutenzioni ineludibili, nient’altro, e quand’anche si riesca a deliberare in relazione al decoro e all’arredo condominiale, poi ognuno fa come vuole senza che alcuno possa (voglia) farci nulla. Persino decidere interventi necessari come, ad esempio, disinfestazioni o pulitura del canale fognario, è impresa titanica, comunque fallimentare - e infatti siamo assediati da topi, zanzare, ifantrie e stronzi galleggianti nei sanitari. La gente è talmente decisa a non approvare niente, che si tiene la merda in casa, poi, magari chiama l’idraulico, lo paga profumatamente e dopo si lamenta perché non ha risolto, ma fare opere di manutenzione concordate, no, figuriamoci se chi ha due neuroni può sopportare di darla vinta a chi ne ha quattro!

Gli assegnatari due neuroni sono la maggioranza. Sanno tutto loro, tutto è loro, fanno come gli pare e in molti casi non pagano un centesimo, sono interamente o parzialmente a carico della comunità, quindi anche dei condomini paganti e coglioni. Nemmeno farlo apposta, alcuni occupano porzioni ben delimitate del complesso edilizio, andando perciò a formare delle piccole enclave. I Clan e i singoli assegnatari, considerano il giardino e le pertinenze attigue alla loro porzione di edificio territorio esclusivo, privato: chi ci fa il proprio giardinetto ben arredato (barbecue, panchine e sedie, piscine gonfiabili, piantumazione di alberi e altri arbusti, ecc.), chi le trasforma in parcheggio di scooter, magazzino, discarica e officina.

Un’auto/gestione reale, funzionante, non avrebbe grosse difficoltà a mettere le cose a posto lavorando in sinergia con ERP e Ufficio Casa, ma la nostra è un’autogestione fittizia, tenuta in piedi al solo scopo di non perdere i contributi pubblici con i quali si riesce a far fronte ad una piccola parte delle manutenzioni, tutto il resto va come gli pare e i disagi, gli abusi, sono perciò destinati a incancrenirsi, probabilmente ad aumentare con i nuovi arrivi.

Già, accade anche questo: il ricambio. Un condominio ERP non è una realtà immutabile: le persone muoiono, le famiglie chiedono e ottengono la mobilità trasferendosi in alloggi più idonei alle loro necessità, altre si trasferiscono costrette dall’Ente, altre ancora se ne vanno perché per qualche motivo perdono il diritto, altre lo fanno spontaneamente perché non ne possono più di vivere con il coltello tra i denti - e allora arrivano nuovi nuclei familiari, talvolta molto numerosi, rompendo equilibri consolidati, causando scompiglio e malumori.

Le famiglie Rom e/o con componenti nati al di fuori del patrio suolo, ovviamente, sono quelle che alzano l’asticella dell’allarme, razzista, e vai di pettegolezzi, accuse, lamentele. E’ tutto un gran parlottare, puntare il dito, chiedere l’intervento di chicchessia, ma poi, dato che le parole le porta via il vento e qui son tutti bravi a dare aria alla bocca… Nondimeno vi sono assegnatari che evidentemente non hanno un cavolo da fare dalla mattina alla sera e finiscono le scarpe a suon di fare avanti e indietro negli uffici dell’ERP: questi sono i delatori, o più correttamente i mentitori compulsivi - gente che da decenni rompe le scatole al prossimo per il solo piacere di farlo. Sembrerà assurdo, ma sebbene sia ben nota agli impiegati ERP e comunali la loro propensione ad accanirsi contro questo e quello, per sport e perlopiù a vanvera, continuano ad essere ricevuti ricavandone soddisfazione, così capita di vedersi piombare in casa i Vigili Urbani incaricati di verificare le più fantasiose illazioni, accuse.

E’ dura, durissima. Credetemi. Ci si sente spalle al muro e a nulla servono gli esposti, le denunce, le richieste di incontro per tentare di risolvere le controversie, ottenere aiuto, considerazione. Se non fai parte della folta schiera dei disgraziati che vivono sulle spalle degli altri, che vivono per recar loro danno, ti lasciano solo. O te la cavi da te in qualche modo o te ne puoi anche andare.

Quasi un secolo di “politiche sociali” disastrose, classiste, a ripetizione, e non abbiamo imparato nulla, continuiamo a costruire quartieri, condomini per concentravi i reietti. Un condensato esplosivo di differenze e miserie nascosto agli occhi di chi abita i piani alti, in cui non può esservi affrancamento, emancipazione, ma solo sopravvivenza, assistenzialismo e parassitismo, abbrutimento e guerra tra singoli cittadini e famiglie esiliate ai confini della società “civile”. Un lungimirante capolavoro discriminatorio, escludente, in cui, fatalmente, si ricreano le stesse sacche di discriminazione ed esclusione che lo hanno generato.

Non fraintendetemi, il mio condominio non è una baraccopoli. Pur essendo un ghetto, l’aspetto è più che decoroso. Il marcio è all’interno delle case, nascosto agli occhi del mondo, esattamente come si vuole che sia.

Qui abbiamo avuto suicidi terribili, persone che si sono lasciate morire d’inedia (letteralmente), altre morte in solitudine senza che alcuno se ne sia accorto, anziani abbandonati a loro stessi, casi umani disperati e disperanti, prepotenti e pazzi di ogni genere e grado. Uno abita sotto di me. Forte del proprio handicap fisico, è convinto di poter fare quello che vuole senza nulla rischiare ed ha ragione a pensarlo perché da anni si permette ogni sorta di nefandezza senza mai doverne rispondere. Ora è toccato a me subirlo: sottrae la mia posta, mi stacca la corrente elettrica, rompe le cose di mia proprietà, mi diffama e insulta pesantemente, con i suoi comportamenti minaccia me e la mia famiglia. Naturalmente è oggetto di esposti e denunce, ma nulla accade. Decine di testimoni e nulla accade. L’ERP tace, tace il Comune - nonostante siano ampiamente informati, nonostante le richieste di intervenire, se ne lavano le mani, così la magistratura e chiunque abbia l’obbligo di porre fine a questo stillicidio.

Stamani, oltre al danno la beffa: ho ricevuto una raccomandata dall’Ente gestore il quale, su segnalazione del povero invalido verificata da chissà chi, mi accusa di violare il regolamento condominiale occupando abusivamente l’androne condominiale con una bicicletta. Sì, una bicicletta. Naturalmente ve ne sono altre, ma è la mia che viola il regolamento. La mia che lui ha rotto e non posso tenere in piedi perché la scaraventa a terra e li la tengo da più di un mese per evitare che finisca di distruggerla, come sanno la Questura, il Sindaco, il Presidente ERP.

E così, dato che non posso aspettarmi che le Istituzioni intervengano, ho deciso di chiedere la mobilità. Me ne andrò io appena sarà disponibile un alloggio altrove, ma nel frattempo?

Ovviamente, mi toccherà trovare un legale e i soldi per pagarlo, ma non sarebbe tutto più semplice e indolore se ognuno facesse la sua parte, se certi mascalzoni fossero messi nella condizione di non poter nuocere, se per le persone che non rompono le scatole si avesse un occhio di riguardo, quel riguardo che invece si ha per chi viola la legge, crea problemi a ogni piè sospinto?

Il mio è un caso di Stalking condominiale, in un contesto di edilizia pubblica, per giunta, aggravato da odio omo e transfobico, ma già, in questo paese non vi sono garanzie, tutele, in generale, figuriamoci se può esservi reazione se l’accanimento è contro omosessuali, lesbiche e Trans. In questo paese, in realtà, tutto è reato ma nulla lo è. Dipende. Dipende da chi fa cosa e come. Dipende dal ruolo, dal posto che si occupa nella società, dipende dalle convenienze, dagli interessi incrociati, dai soldi, dal potere che si è in grado di esercitare, dal timore che s’incute, dal consenso che si può ottenere come conseguenza diretta e perlopiù inconsapevole della cultura che ci domina, permea, ammorba.

Al di là del fatto che un uomo su una sedia a rotelle, rispetto a un normodotato, possa evidentemente permettersi di violare la legge godendo di tutte le scusanti possibili e impossibili, il dato che emerge con chiarezza è che si fa un gran parlare di stalking, generalmente a danno delle donne, ma ci si guarda bene di considerare le persone omosessuali e transessuali bersagli preferenziali di tali crimini. Il dato che emerge ancor più chiaramente è che, appunto, solo di chiacchiere si tratta, ciaccole buone per le conferenze, per riempire i giornali, dare visibilità a politici e amministratori – in concreto, però, nulla cambia per le vittime.

Sapete quanto tempo impiega la Procura di Lucca per aprire un’indagine in seguito a querela presentata da un cittadino qualsiasi? Mesi e mesi – se non addirittura archivia senza nemmeno aver dato corso ad indagini degne di questo nome. La Procura di Lucca, le altre non so, dà precedenza alle querele presentate dagli avvocati e si muove con relativa tempestività solo in presenza di reati gravi e gravissimi, ineludibili, tutto il resto… dipende. E non entro nel merito di come sono svolte le indagini, sulla loro attendibilità ed efficacia, roba che a farsele da soli tenendo a mente i telefilm che passano in TV si farebbe di più e meglio.

Questa è la situazione, oltre il personale e senza scendere troppo in dettagli. Se sarà il caso, avrò tempo e modo di approfondire.

 

 

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