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Pagina creata il 11 Settembre 2018
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Aggiornata Domenica 13-Gen-2019

 

 

Questo è un embrione di progetto al quale sto lavorando. È una lettera, un diario aperto che un uomo scrive rivolgendosi ad una o più donne immaginarie. La lettura di ciascun frammento potrebbe essere accompagnata ascoltando il brano musicale che lo ha in parte ispirato e di cui includo il Link.

È ancora tutto molto vago e, per quanto ne so, potrei lasciar perdere in qualsiasi momento.

 

 

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Lamb, “What Makes Us Human”

11 Settembre 2018, ore 19:42

Stasera voglio raccontarti una storia, vera. Ti racconto di un individuo che ha fatto il mio stesso percorso, ma al contrario. Oggi è una donna straordinaria che lotta quotidianamente per cambiare questo mondo che sembra fatto a posta per accanirsi contro i più deboli, quelli che spesso, guarda caso, sono le persone migliori che si possano incontrare. Lei stessa fa parte dell’umanità che prende calci senza motivo, e molte volte, leggendola, scambiando due chiacchiere distratte, mi sono chiesto cosa avrei potuto fare, io, per lei, io che tante difficoltà affronto, come avrei potuto rendermi utile, dare un segno di vicinanza che perlomeno non fosse banale. E mentre perdevo tempo, mentre sprecavo energie ripetendomi che niente avrei potuto fare, ha fatto lei, per me. Zitta-zitta, come una laboriosa formichina, ha raccolto abbastanza provviste per consentirmi di superare l’autunno. Ti rendi conto? Comprendi la lezione che questa donna ci offre senza nemmeno averne l’intenzione? Può, la modesta formichina, avvedersi della grandezza della sua opera, una grandezza che va oltre il mucchietto di semi, la fiducia, la generosa, instancabile operosità?

Poco fa, mentre timidamente mi chiedeva se avrei accettato in dono il suo tesoro, ha detto, come fosse una cosa da nulla, che aver fatto questo le ha cambiato la vita.

Io non ho ancora capito il senso della mia, e probabilmente non lo capirò mai, ma se un compito ho, e non posso non averlo, forse è quello di cantare, affinché non vadano perdute, le epiche gesta delle piccole raccoglitrici di semi.

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Yasmin Levy, “Una noche mas”

30 Settembre 2018, ore 13:12

Ho spesso voglia di parlarti, così, non potendolo fare, nemmeno ti scrivo. Anche questo fa parte della lunga serie di inutili ribellioni di cui sono stato eccellente protagonista sin dal primo giorno di vita…

La prima inutile ribellione fu rifiutare di nascere: resistetti diciassette ore, povera mamma.
La seconda fu rifiutare il cibo: trovarono in America un latte in polvere che a un certo punto non potei rigettare.
La terza fu rifiutare la scuola: sul passamano delle scale che conducevano al primo piano ci sono ancora le impronte delle mie mani che lo stringevano nel tentativo di non farmi portare in classe dagli insegnati.
La quarta fu rifiutare ogni forma di conformismo e competizione, così ero sempre solo e ultimo.
La quinta fu diventare cantore d’amore su commissione, alle elementari: la maestra mi umiliò pubblicamente a tal punto che smisi di scrivere.
La sesta fu intentare una rivolta contro l’abitudine di favorire i cocchi della maestra che immancabilmente facevano i capiclasse, sempre alle elementari: fui l’unico a capire di cosa stessi parlando e probabilmente sono l’unico che se ne ricorda.

Data la frequenza (mai interrotta o rallentata) dei miei exploit, è facile intuire che se proseguissi l’elenco sarebbe chilometrico.

Non ho mai capito, né mai capirò, cos’è che mi ha reso tanto diverso, sin da subito.

Andavamo al parco e nessun bambino si avvicinava, né io sono mai stato capace di buttarmi nella mischia, come facevano i miei coetanei. Ho imparato presto a starmene in disparte senza soffrirne, a non sentirlo come un peso. Mi dispiaceva non giocare con gli altri, non avere amici, ma mi divertivo ugualmente a guardarli. Forse è per questo che sono diventato un buon osservatore.

Una vita al contrario, in effetti. Tra i bambini la socialità è cosa abbastanza semplice, un po’ meno tra adulti. Non è stato il mio caso ed oggi, per quanto sia una persona accogliente, disponibile, piena di argomenti e persino simpatica, continuo ad essere isolato: sto perlopiù in disparte e guardo la vita, il mondo, passarmi davanti, come in un film.

Quando non ho voglia di stare da solo a casa, vado a stare da solo al bar. Prendo una birra e mi siedo a un tavolo dove per un po’ fingo di leggere il giornale (non vedo quasi più nulla da vicino), poi, quando ormai sono diventato parte dell’arredamento, comincio a godermi lo spettacolo. Potrei farlo per ore. Immagino le vite, interpreto i comportamenti, leggo i sentimenti. Nulla potrebbe corrispondere alla verità, ma come faccio a saperlo?

Ieri sera, mentre osservavo l’umanità recitare il suo copione, ho pensato che potrei benissimo averti incontrata durante uno di questi momenti. Potrei non averti riconosciuta, potrei averti cucito addosso una storia inverosimile e preso dalla vis narrativa, potrei non aver capito nulla di te, e naturalmente potresti essermi sfuggita, per sempre.

Tutto è falso. Tutto è niente?

Sto perdendo la speranza, tesoro. Sto perdendo la voglia di pensare che per noi vi sia una possibilità, un futuro. E il tempo passa, inesorabile. Passa - e non torna più.

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The Cinematic Orchestra, “Arrival of The Birds” & “Transformation”

2 Ottobre 2018, ore 22:34

Spesso, di fronte a sentimenti d'amore straordinariamente immotivati, ho pensato che la spiegazione andasse ricercata in una vita precedente. L'ho davvero pensato ogni volta che ho amato persone che a cose normali non avrei avvicinato nemmeno per chiedere l'ora, non perché fossero brutte, cattive o pericolose, ma perché non avevano nulla, ma proprio nulla che potesse giustificare il mio interesse. Eppure me ne sono innamorato, perdutamente, e le ho sentite parte di me, familiari, nonostante l'alterità e la totale estraneità. L'ho pensato delle persone che ho amato alla follia poco o nulla ricambiato, o che poco o nulla, pur amandomi, hanno permesso che nascesse e si sviluppasse una relazione. Qualche volta tali condizioni sono coincise quasi ammazzandomi.

Queste sono le persone che ho amato di più riempiendomi di sospiri e malinconia. Pare però che accada sempre così, a tutti. Sono gli amori impossibili, non corrisposti, non risolti, incompiuti che lasciano il segno - e non è difficile comprenderne il motivo.

Oggi ti ho vista, molte volte – ed ogni volta il cuore ha sussultato piantandosi in gola. Ha una voce sua, senza suono, il cuore - parole sue, senza grafia. Lui sa, e noi siamo granelli di polvere che l’ostinazione a non prestare ascolto tiene sospesi, fluttuanti tra miliardi di altre particelle in un raggio di luce, fioca e sottile, prossima a spengersi.

Se solo me lo lasciassi fare ti prenderei in me e con te mi lascerei cadere, portare. Che il cuore dica, sussurri, soffi – mi porti dove vuole, può. Che il cuore ci prenda e salvi. Insieme. Posandoci con grazia su una promessa mantenuta.

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RY X, “Howling”

9 Ottobre 2018, ore 18:00

Dunque sei tornata? Più sono solo e più ti insinui – è per ricordarmelo? Riverberi malinconia per spargere tristezza come polline in primavera, nebbia d’autunno, pioggia d’inverno? Spargi la mia infelicità come fosse roba tua, come potessi disporne. Potresti, tu esistessi. Potresti, ma vorrei in cambio almeno il tuo odore. Vorrei seguirti da una stanza all’altra urlandoti addosso che non hai diritto di ferirmi, che negarti non ti renderà desiderabile, che non morirò per te – vanamente aspettandoti, illusoriamente vivendoti, eroicamente sopravvivendoti.

Attraverserò la luce come fa la mosca in cerca di una finestra, aperta - e sbatterò nel vetro.

Tuc.

Questo è il rumore che fa il mio cuore infrangendosi contro il tuo.

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The Blue Nile, “Stay Close”

9 Ottobre 2018, ore 21:03

Dimmi, cosa cerchi in un uomo?

Un membro con certe caratteristiche, certe ragguardevoli dimensioni, come la maggior parte delle donne e degli uomini credono debba essere? Carne giovane o tonica, quel po’ di muscoli che non guastano?

Come lo vuoi?

Alto, barbuto, peloso, tozzo, snello, con le mani curate, stempiato, calvo? Lo vuoi intelligente abbastanza, ma non troppo? Possibilmente simpatico? Lontano dalla politica, non colto? Buono, ma un po’ mascalzone? Gentile, ma talvolta rude?

Cosa deve avere?

Una bella macchina, di grossa cilindrata, costosa? Un buon lavoro, ben retribuito? Titoli di studio appesi alle pareti? Una bella famiglia tradizionale? Tanti amici sempre pronti a fare e ricambiare favori? Il portafoglio pieno abbastanza per provvedere alle tue necessità?

Come deve comportarsi?

Deve corteggiarti? Farti regali? Portarti a cena, in ferie, scriverti lettere d’amore non importa se sgrammaticate o scopiazzate? Deve aiutarti a credere che non puoi aspirare a niente di meglio? Deve aiutarti a sparecchiare? Deve sopportare le tue rughe, il  tuo corpo che ingrassa, invecchia?

E se invece arrivasse nella tua vita un uomo che non è nulla di tutto questo? Che non ha niente di quello che un uomo deve avere per essere ambito da una donna immersa negli stereotipi? Potrebbe essere il peggior partito del mondo, pensa… un uomo che adora le rughe, quelli che tu ritieni essere difetti, innamorato del corpo che ingrassa, invecchia. Un uomo dolce che non ti farebbe mai del male, generoso, che non vorrebbe mai limitarti, capace di incoraggiarti, desideroso di vederti camminare nel mondo, fiera, sulle tue gambe. Un uomo senza un centesimo, senza famiglia, senza amici, ma con il quale puoi parlare di tutto, che ha mille argomenti, interessi, che sa ridere con te, di te e di sé, che capisce il tuo umorismo, i tuoi sbalzi d’umore, le tue malinconie, i tuoi silenzi, a cui non devi spiegare niente, che gli basta uno sguardo per leggerti, con il quale puoi riscrivere il modo di stare insieme, riscrivere i ruoli, o invertirli, o farne a meno, che conosce le tue paure perché sono state anche le sue e ancora in parte lo sono, un uomo nel cui petto batte un cuore identico al tuo.

Quest’uomo non potrà offrirti alcuna cena, tesoro, non potrà elevarti socialmente, non potrà risollevarti economicamente e si vergognerà a morte perché non potrà darti nulla di quello che ti aspetti, vorresti. Non potrà nemmeno venirti a prendere per portarti a mangiare una pizza che pagherai tu, pensa. Pensa, tesoro. Pensa che disgrazia se sapesse scrivere lettere d’amore meravigliose, ma avesse la pancia. Pensa che sciagura se potessi contare su di lui in ogni momento. Pensa che disastro se fosse pure colto, intelligente e divertentissimo, se avesse rispetto per te e la tua vita, avesse a cuore prima di tutto il tuo piacere e il tuo benessere, non desiderasse altro che perdersi nel tuo abbraccio e nel suo accoglierti. Pensa. Pensa se nella mutande avesse ciò che hai anche tu con cento altre possibilità che neanche immagini. Pensa.

Ed ora, dimmi, cosa conta, cosa vale. Cosa aspetti a fare un passo, uno solo, fuori dall’ombra?

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RY X & Brussels Philharmonic Soloists, “Live at AB - Ancienne Belgique, 25/02/2018”

10 Ottobre 2018, ore 07:15

Sei arrivata tra le spire di una nuvola di fumo, o fiato, dentro una goccia di pioggia. Mi hai sussurrato all’orecchio il tuo nome, ma non lo ricordo più. Ero bambino. Potrei giurare che sia andata così. Dentro una goccia di pioggia rimasta aggrappata al cappotto, sulla mia spalla. Non l’ho mai raccontato a nessuno. Pensavo tu fossi una Fata, invece sei la donna che aspetto mi parli ancora, da tutta una vita. Forse è per questo che non apro mai l’ombrello e quando lo faccio penso ad una occasione mancata. Forse è per questo che nei giorni di pioggia la malinconia mi vince e starei tutto il tempo a guardare fuori la finestra, come aspettassi qualcuno, davvero. Davvero. Ascolto, aspetto che la Fata della pioggia torni a sussurrarmi l’amore che un giorno, tanti, tanti anni fa, ho conosciuto e subito perduto. L’amore in una goccia di pioggia.

(In particolare, al minuto 26:15, il brano "Hounds")

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Rhye, "3 Days"

10 Ottobre 2018, ore 21:38

L’amore è...

Unire i puntini
Non rinunciare
Avventarsi
Versarsi
Inondarsi
Abitarsi
Cercarsi
Rivelarsi
Urlarsi
Contro
Indecenti
Solitudini.

Ho la tua bocca in punta di lingua, la tua lingua in punta di penna.
Da un punto all’altro, una punta di mandorle amare.

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RY X, “Shortline”

12 Ottobre 2018, ore 21:44

Ho bisogno di un'allucinazione, stasera, di qualcosa che quieti il tumulto, la voglia di spaccare tutto perché niente, niente, niente riempie il vuoto, un vuoto che si fa abisso se solo il mondo mi sfiora. Niente mi corrisponde. Niente. Nulla vale la pena, lo sforzo. Nulla. Allora, stasera, davvero, ho bisogno che una menzogna mi convinca che, seppur da lontano, l'amore, la vita, un po’ esistono - anche per me.

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Dhafer Youssef, “Sura”

17 Ottobre 2018, ore 13:02

Sono giorni difficili. La solitudine quasi mi soffoca. Nemmeno la musica mi è di conforto. Mi aggrappo alle note come farebbe un naufrago a uno scoglio, ma resto lì, con le dita conficcate in una fessura, l’orecchio infilato tra un rigo e l’altro, senza poter fare niente di più. Dovrei venire a cercarti, battere a tappeto ogni luogo che sia in grado di raggiungere. Dovrei vincere la timidezza, la riservatezza, il pudore, la gentilezza che mi tiene un passo indietro, discreto, nell’ombra. Dovrei lanciare ami, sguardi ovunque. Abboccheresti? Mi restituiresti lo sguardo o ciò che vedrei non sarebbe altro che il mio, riflesso, fiaccato, dubbioso, triste nel suo incolmabile isolamento?

Stamani, mentre facevo la spesa pieno di sensi di colpa perché ogni centesimo speso è un centesimo di cui non disporrò dovessi incontrarti – una mancanza che mi costringerà a confessarti, subito, che non potrò mai comprare la nostra felicità -, mi chiedevo come sarebbe la vita di ogni giorno, con te. Sarebbe questa cosa squallida fatta di dispense vuote, di inutili sacrifici, di dispiaceri taciuti che consumano da dentro? Infilavo questo e quello nel carrello, rigorosamente scegliendo il meno caro, e pensavo: “Come farò ad accompagnarti nella vita, ora che non ho più nemmeno un paio di scarpe decenti, ora che non ho più nemmeno una giacca, una camicia su cui mettere le mie cravatte preferite?”. Come farò a spiegarti che hai incontrato il fallimento in persona? Che sono ricco, e poi nemmeno tanto, ma solo di parole? Che ho nelle mani montagne di carezze, tra le labbra oceani di baci, negli occhi cieli interi di sguardi, eppure sono il dono che nessuno vorrebbe ricevere perché a mostrarlo non si farebbe mai bella figura? Dovrei metterti in guardia, dirti quello che sono: un peso…

…E allora mi illudo che tu sia la donna straordinaria che attendo da tutta la vita. Mi illudo che tu, sorridendo benevola, mi dica: “Non aspettavo altro, tesoro”.

Quanto dolore procurano le illusioni.

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Ryuichi Sakamoto, “Amore”

17 Ottobre 2018, ore 19:20

Ancora non ero nato e tu eri già qua.
Eri nelle inquietudini di mia madre, nella sua infelicità e nei suoi sogni.
Eri nella ferocia di mio padre, nella sua rabbia e nei suoi miraggi.
Eri nei corridoi della scuola differenziale alla quale ero destinato.
Eri dentro ogni donna che ho guardato – non visto, in ogni donna che ho amato - senza essere ricambiato.
Eri nella solitudine che da sempre tormenta i miei giorni e le mie notti.
Eri e sei in tutto quello che mai conoscerò, in tutte le banalità che pare tanta importanza abbiano e in ciò che di più raro e prezioso esiste, gettato via, come spazzatura.
Eri e sei il tempo che passa senza lasciare traccia, le rughe della faccia.
Eri e sei lo specchio rotto, il riflesso sull’acqua.
Eri e sei i calli sulle mani, la ferita che sanguina.
Eri e sei il buio della notte, il silenzio che inghiotte.

Non ho bisogno d’incontrarti perché tu sei già qua, già pronta ad accompagnarmi lungo l’ultimo miglio del riso e del pianto.

 

 

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