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Pagina creata il 12 Marzo 2018
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Aggiornata Domenica 13-Gen-2019

 

 

Pensieri, appunti sparsi, versi, opinioni estemporanee, aforismi...

 

7 Gennaio

Non vado al cinema, a teatro, ai concerti, a cena fuori, in giro per musei, persino a ballare, perché questa è roba per chi ha un po' di soldi che gli avanzano in tasca - la mia dev'essere bucata.

Non guardo la Tv perché non ce l'ho. Nel tentativo di ridurre le spese, schifato dal canone dovuto per un servizio non richiesto e di qualità infima, l'ho buttata via, letteralmente.

Studio ciò che mi serve, al momento; penso molto e contemporaneamente riesco persino a fare altro; non quanto e non di quello che vorrei, ma scrivo; però non leggo, non come pare si debba farlo per non stare tra i 6 italiani su 10 che non toccano i libri.

Leggo il giornale a scrocco, al bar, le rare volte che mi concedo il lusso di un cappuccino con brioche. In media una volta al mese, forse meno.

Seppur andassi al cinema, a teatro, ai concerti, in giro per musei, alle mostre, a ballare; seppur guardassi la TV, leggessi almeno un libro al mese e tutti i giorni il giornale, non potrei evitare di essere trattato come una nullità, un deficiente quale probabilmente sono dato che non riesco a risparmiarmi le palate di merda che i miei simili mi somministrano con gusto e solerzia.

Medici, politici, pubblici amministratori, burocrati, impiegati, intellettuali e tutti i professionisti che possono esercitare una qualsiasi forma di potere sulla pelle di chi è costretto a subirlo, sono certo che fanno, tutto o in parte, ciò che io non faccio, e nonostante questo non sono migliori del peggiore, del più incolto, insulso, superficiale e sprezzante degli esseri umani.

E allora la questione è un'altra, non si liquida in due o tre parole, scrivendo articoli e post intelligenti, lanciando allarmi più o meno accorati sullo stato culturale degli italiani, sulla loro conoscenza del mondo, sulla loro capacità di comprendere ciò che li circonda. Gli allarmi sono enormemente tardivi. Gorgogliano dal fondo dell'abisso dove il paese intero è andato a schiantarsi, in allegria, molto, molto tempo fa.

17 Gennaio

La maggior parte degli internauti sono come quei bambini che messi su un palco danno di matto, afferrano il microfono e non c'è più verso di levarglielo: battono i piedi sulle assi di legno come se non ci fosse un domani, urlano quasi volessero farsi sentire dagli abitanti di un altro pianeta, dicono bischerate a raffica e guai a tentare di farli ragionare, smettere. Questo atteggiamento è contagioso, così finisce che nel giro di qualche minuto, in un effetto emulatorio a catena che trascina anche i timidi, la scena si riempie di indemoniati che solo la caduta di un meteorite potrebbe fermare.

Internet, in particolare i Social Network, sono quel palco. Rutto libero in forma di parola - e la parola si fa macigno, l'inciviltà, i deliri individuali e collettivi diventano una colata di fango che tutto travolge, la commedia si trasforma in tragedia che miete vittime in carne ed ossa.

Internet non è un gioco innocente, terra di nessuno. Gli eccessi, le offese, le minacce, la diffamazione, la persecuzione, sono reati ovunque e in qualunque modo si commettano. L'unico modo di fronteggiare questa deriva barbarica è, dunque, tornare all'assunzione di responsabilità: i comportamenti lesivi devono essere perseguiti e sanzionati. Dove non arriva la cultura, il buon senso, arrivi almeno la legge.

18 Gennaio
Il primo passo verso l'uguaglianza... verso il baratro, semmai, e tuttavia pure il baratro par troppo agli italici baciapile e la levata di scudi, la crociata contro le persone LGBT* - contro qualsiasi cosa che le riconosca anche solo vagamente, riconosca loro parvenze ridicole di diritto - raggiunge vette parodistiche. Verrebbe voglia di andare in piazza il 23 solo per far dispetto a Bagnasco e alle sue ancelle, dentro e fuori il Parlamento, le chiese. Eppure non sono mica tanto sveglie queste sentinelle in piedi, questi familisti da operetta o film dell'orrore. La Cirinnà, in quanto legge incostituzionale, chiaramente discriminatoria, disconoscente e persino repressiva, dovrebbe piacergli un sacco. Ah, capisco - anche loro si sono bevuti la storia del primo passo e l'idea di dover continuare a leggere stando in piedi per strada non gli sorride. E' freddo, in effetti. Meglio il divano.
30 Gennaio

La mia famiglia ha solo la mia faccia perché quella della mia compagna non può apparire, rischierebbe il posto di lavoro. Beh, signor*, non sarà la legge sulle “specifiche formazioni sociali” che ci darà il diritto di esistere, di partecipare alla vita sociale senza subire conseguenze, senza temere per la nostra incolumità. E tuttavia, sì, anche la nostra è una famiglia. Fatevene una ragione.

31 Gennaio

E quelli che sino all'altro giorno se ne andavano in giro piangendo la loro indigenza (ma avevano automobili, case di proprietà e attrezzature da paura), pontificando di quanto la loro arte, la loro immensità di studiosi e intellettuali fosse incompresa da questo mondo cafone e mafioso, che ci tenevano alla tua amicizia perché pensavano, speravano che tu potessi servigli in qualche strano modo, poi, scoperto che non conti nulla a malapena ti salutano ed ora, dall'alto del loro successo (perché nel frattempo a suon di leccate qualcuno che conta l'hanno trovato) ti scansano come fossi una cacca di cane.

Quanti ce n'è. Posso dire che mi fanno schifo? Posso, almeno questo posso farlo.

31 Gennaio

Dimmi, non hai voglia di essere quello che fai, i tuoi colori, la tua musica, rimanere dentro le parole, dentro la tua voce, non uscirne più? Quando le luci si accendono e tutto intorno a te ricomincia a muoversi come nulla fosse, nulla fosse stato, non ti viene da piangere? Non vorresti invece il buio, e sparire, e silenzio - piuttosto morire?

1° Febbraio

L'Istat nell'ultimo censimento nazionale, quello del 2011, dice che in Italia ci sono 16 milioni e 648 mila famiglie. Le coppie composte da un uomo e da una donna sono 13 milioni e 990 mila. Il 99,95 per cento. Soltanto 7.513 sono le coppie dello stesso sesso e solo in 500 hanno figli.

Non vi è censimento che tenga conto di un dato numericamente significativo: le coppie che per vari motivi non convivono e che quindi hanno difficoltà a pensarsi, definirsi ed essere definite famiglia.

Nell'immaginario collettivo (a prescindere dall'orientamento affettivo), famiglia è, prima di tutto, convivenza, abitare cioè sotto lo stesso tetto - tutte le altre forme di relazione finiscono in coda, non fanno testo. Errore, perché la maggioranza delle persone LGBTIQ* vivono relazioni a distanza, nondimeno formano coppie stabili, anche con figli, di un*, dell'altr* o di entramb*. Piaccia o meno, lo si capisca o meno, pure tali unioni sono famiglia.

Non convivere non è una scelta, o lo è in un numero molto basso di casi.

Non si convive per ragioni prevalentemente legate a condizioni sociali ed economiche penalizzanti che non consentono di avvicinarsi, per poter continuare a nascondere il proprio orientamento, non mettere se stessi o la famiglia in imbarazzo, crearsi e creare ulteriori difficoltà. Talvolta non si convive perché mancando forme di tutela e riconoscimento, si finirebbe per essere "ospiti" indesiderati se non proprio fortemente osteggiati del contesto sociale e dei nuclei familiari dei compagni e delle compagne. Sono poche le coppie che hanno i mezzi, le risorse, le occasioni, la forza di sradicarsi e unire altrove, lontano dal proprio contesto sociale, familiare e lavorativo, le loro esistenze.

Pendolarismo affettivo. Si potrebbe definire in questo modo la realtà che la maggioranza delle persone non eterosessuali sono costrette a sperimentare, spesso per tutta la vita. Ciò dipende dal fatto che ancora oggi molti vivono nell'ombra, piuttosto isolati, non frequentano la comunità organizzata LGBTIQ* o la frequentano virtualmente, attraverso Internet. Va da sé che incontrarsi, in queste condizioni, diventa difficile e magari, alla fine, si trova la persona giusta a chilometri di distanza, in un'altra città, un'altra regione o addirittura un altro Stato.

Sia chiaro, il pendolarismo affettivo è una realtà trasversale, vissuta anche da tante persone eterosessuali, ma una delle differenze sta nel fatto che queste, ad un certo punto, per capriccio o necessità, possono gabbare il sistema unendo fittiziamente le loro residenze e poi, una volta sposate con rito civile o religioso, saranno libere di fare quello che vogliono, le altre no.
Insomma, i numeri servono quando sono attendibili e tengono conto della realtà nel suo complesso, nella sua complessità, diversamente sono solo aria fritta.

2 Febbraio

Amore... parola abusata, buona per tutte le bocche, tutte le stagioni, tutte le tasche - semplice e semplicistica, malintesa, comoda e scomoda, come un divano sfondato. Parola vaga, parola contenitore, parola enciclopedica, parola frattale, parola specchio o specchi posti uno di fronte all'altro. Bella? Non più di altre. Importante - come tutte. Universale, oggettiva, univoca? Non scherziamo.

Vi sono parole che, se accendo il cervello, fatico a pronunciare senza imbarazzo, senza farmi domande: felicità, popolo, famiglia - e lei, amore.

3 Febbraio

Lo penso tutti i giorni, davvero - uscire da FB, chiudere il profilo e tornare nel mondo degli ipocriti, dei dissimulatori, dei mentitori, di chi finge con tale abilità che probabilmente lo si crederà persona dabbene per tutta la vita. Sì, lo penso tutti i giorni, più volte al giorno, ma... c'è un ma. Senza i Social Network non è più possibile stare. Si può buttare la TV, spengere la radio, smettere di comprare i giornali, ci si può chiudere in casa e buttare la chiave, si può fuggire all'estero, ma senza i Social si smette di esistere, sapere e far sapere, non importa cosa. Senza i Social la comunicazione, le comunicazioni, s'interrompono - le opportunità si esauriscono. E questo è tanto più vero se la cosiddetta vita reale ci ha rigettati o noi abbiamo rigettato lei. Questo è drammaticamente vero perché, semplicemente, la maggioranza delle persone hanno consegnato la comunicazione, una buona parte o tutta la propria esistenza, reale o fittizia poco importa, ai Social.

Vuoi organizzare qualcosa, partecipare a qualcosa, dire qualcosa, valere qualcosa? Devi affidarti ai Social. Vuoi promuovere le tue attività, farle conoscere, avere visibilità? Devi stare sui Social - e ci devi stare perché ci stanno tutti, ma proprio tutti, tutto il giorno. FB, Twitter, Whatsapp - non c'è scampo, non vi sono alternative. Il telefono, la piazza, il bar, servono per la noia, per gli obblighi, sono il teatrino che, se non si è bravi, ma bravi davvero a mentire, dissimulare, smaschera - sempre con conseguenze, talvolta pesanti, insostenibili. Vuoi mettere questa terra di nessuno dove puoi urlare, minacciare, sputare in faccia alla gente, dire quello che ti pare come ti pare quando ti pare, farti passare per una strafiga, uno strafigo, saltare da un carro all'atro senza mai rischiare di cadere, romperti l'osso del collo, prenderti una fraccata di botte se te le meriti o magari no? Vuoi mettere? Piatto ricco mi ci ficco.

La libertà fatta capestro. Morire in allegria.

Sì, ci penso tutti i giorni.
11 Febbraio

Negli ultimi tempi le dichiarazioni pubbliche lesive delle persone LGBTQI* si sprecano: dagli insulti, alle minacce - dall'incitamento all'odio, alla vera e propria istigazione a delinquere e apologia di reato che, nel nostro maltrattato e ampiamente disatteso ordinamento, è un reato penale. Or bene, di fronte a questo effluvio di veleno, ai rischi reali e concreti che ne derivano per i cittadin*, non vi è che una strada: meno chiacchiericcio sui media, sui social e al bar, più azioni legali. Dovrebbe essere l'autorità giudiziaria a muoversi con procedibilità d'ufficio, autonomamente e automaticamente, anche in considerazione del fatto che vi sono sufficienti e gravi circostanze aggravanti, ma dato che non lo fa... mi aspetto che siano almeno le associazioni di categoria a muoversi. Si stanno muovendo? Ah, saperlo.

11 Febbraio

Vivo d'inezie
Soliloqui
Briciole di pane secco, sciapo.

Vivo di fortunali e primavere
Risa e lacrime sparse
Come perle d'una collana, rotta.

Vivo di nulla, di niente.

Vivo perché il cuore batte
Perché inspiegabilmente respiro,
Respiro, respiro.

14 Febbraio
Ipocriti, incolti, nauseanti italiani campioni di turismo sessuale a caccia di bambini, Dio in bocca e pesce in mano, spalle coperte contro un muro di nutrici, pie fattrici, tutte giulive a difendersi la pancia, l'unico terreno di potere che le fa regine e sante per nove mesi contro una vita intera passata a strusciare pavimenti.
18 Febbraio
Cara Cirinnà, ti lamenti, minacci di lasciare la politica (saresti una delle poche e ti farebbe onore), dichiari di pagare per i tradimenti del M5S e le miserabili piccinerie del PD. No, cara, siamo noi che paghiamo - pagavamo e pagheremo la tua/vostra legge, comunque vada. Ha pagato, paga e pagherà l'Italia intera - comunque la pensi, qualunque cosa sia in grado di capire.
18 Febbraio
Isola di Lesbo... se fosse in Italia le avrebbero già cambiato nome.
21 Febbraio
Ora di aperitivo. Osservo una donna che si presta a fare da comparsa, da abbellimento, accompagnatrice. Lui è impegnato a corteggiare il barista - e lei, mesta, davanti al piattino, il drink, sgranocchiante e scialba come tappezzeria economica e vecchia, polverosa. Che umanità è questa? Una brutta umanità, un'umanità senza senso.
22 Febbraio
Avete dato credito al PD? Vi siete fidati? Avete accettato una legge già in partenza offensiva e discriminatoria purché fosse? Vi è andato bene che i politici usassero le vostre vite per fare i loro schifosi interessi personali? Avete rinunciato a dignità, parità e diritti per un piatto di lenticchie rancide? Adesso ciucciatevi la Cirinnà ulteriormente epurata, svuotata, e zitti - che di qui all'approvazione sarà anche peggio. Eccolo il primo passo - meritatamente verso il baratro.
24 Febbraio

Ed ora, improvvisamente, è tutto un florilegio contro la Cirinnà perché sta diventando una legge discriminatoria, contro i bambini delle coppie non unite nel sacro vincolo del matrimonio. Sbagliato, lo sta diventando un po' di più, ma la era anche prima. Discriminatoria e punitiva. I bambini erano, sono e rimarranno le vittime collaterali delle bombe sedicenti furbissime che fino alla settimana scorsa armavate.

Buongiorno e tre 'ova.

28 Febbraio
Ah, ecco, non andate a Roma contro il decreto Cirinnà, per dire che con questa legge parlamentari e senatori possono pulircisi il didietro, andate per urlargli in faccia che vi aspettavate il meno peggio ed ora siete tanto, tanto delusi, al punto che non smetterete di chiedere, aspettare la parificazione. Ah, ecco. Ora sì che è una vera rivolta – Stonewall vi fa un baffo a voi. Si cagheranno sotto dalla paura, accidenti accidentaccio. Mi avete convinto. Quasi quasi vengo anch’io… dove si va a fare merenda, dopo?
28 Febbraio
Questo paese è morto e sepolto nel brodo rancido del suo cervello.
29 Febbraio

La realtà è un poliedro con un numero potenzialmente infinito di facce la maggior parte delle quali non sono visibili se lo si osserva da un solo punto di vista. La realtà/poliedro è un solido, una struttura, quindi non vi è solo ciò che è osservabile all’esterno, dall’esterno, ma anche quello che sarebbe osservabile all’interno, dall’interno. L’unico modo per poter avere una visione d’insieme completa – tutto, nello stesso istante -, sarebbe moltiplicare il numero dei punti di vista sino a coprire l’intera superficie, all’esterno e all’interno, dall’esterno e dall’interno. Fantascienza.

A complicare il fatto che vediamo solo una parte assai limitata di ciò che ci circonda, è che il nostro sguardo – profondamente e irrimediabilmente condizionato dalle nostre esperienze personali, dalle nostre convinzioni, necessità e desideri - non è oggettivo. In definitiva non vediamo la realtà per quello che è, a prescindere o in relazione a noi, ciò che vediamo è una nostra interpretazione parziale e sostanzialmente mendace di essa.

Ovvio, vero? Dunque, tutti dovremmo sapere di non avere la verità in tasca, di non essere detentori del verbo… Sbagliato. Bastano pochi minuti a contatto con gli uomini e le donne che popolano il mondo per rendersi conto che scontato non è.

29 Febbraio
Buongiorno e tre ‘ova. Ultimamente è la cosa più intelligente che mi sento di dire, poi capisco di dovermi dare un tono e allora mi corre l’obbligo di esagerare… Buongiorno e sei ‘ova.
1° Marzo

Ho passato la mia infanzia così, come quel bambino della foto che consola il padre in lacrime.

Non ero su una barca, su uno scoglio, dietro il filo spinato, così come le persone dabbene possono concepire i luoghi e gli oggetti che si toccano, vedono in TV, che mai li riguardano davvero anche quando versano fiumi di lacrime - la mia barca, il mio scoglio, il mio filo spinato, era la vita che nemmeno il sonno leniva, una vita fatta di adulti violenti o indifferenti, che su quelle barche, su quegli scogli, dietro quel filo spinato mi avrebbero messo, ma non per dare dignità, un futuro a me che non contavo nulla sebbene mi avessero messo al mondo, ma per loro stessi - ed io appresso come un bagaglio tra altri bagagli tenuti insieme con lo spago.

Ho passato la mia infanzia così, come questo bambino - consolando mia madre ogni volta che mi picchiava, ogni volta che mi abbandonava. Perché l'amavo, perché sapevo che era infelice, disperata, e le avrei permesso di uccidermi se questo fosse bastato a ridarle il sorriso, avrei dato la vita se fosse bastato a renderla libera, avrei fatto a meno di lei pur di saperla al sicuro, felice.

Così, quando stamani ho visto quella foto, i nodi che stringevano lo spago attorno al bagaglio che è la mia vita, che è il mio cuore, si sono sciolti e pezzi di carne hanno ricoperto il pavimento.

Piango questi uomini e queste donne in fuga dall'iniquità, ma ancor di più piango i loro figli che non sapranno mai cos'è la spensieratezza.

2 Marzo

"Idiozia digitale" sarebbe una bella definizione non fosse che addolcisce la diagnosi spaccando in due la realtà, ponendola su piani diversi e disgiunti dando l'idea che si possa saltellare da una all'altra senza conseguenze, lasciando nell'innocuo virtuale la malattia, il marcio. Sarebbe una definizione divertente se non lasciasse passare un sotteso pernicioso e mendace: cioè che l'idiota digitale, spento il PC, l'I-Pad, l'I-Phon, torni ad essere una persona mediamente rispettosa, civile, consapevole e istruita. L'idiota è idiota, in qualunque caso, in qualunque posto. Così com'è capace di utilizzare le dita per accendere o spengere gli interruttori dei suoi apparecchi elettrici ed elettronici, è perfettamente in grado, ne ha l'incrollabile volontà, di accendere o spengere i diritti, le libertà degli altri. I diritti, le libertà, valgono per lui - perché lui sa, lui può, lui ha il verbo, lui è la legge o pretenderebbe di esserla.

Serve un medico impietoso - e alla svelta.

12 Marzo

Ieri sera ho partecipato ad un incontro "politico", tirato dentro dopo molte telefonate gentilissime che alla fine hanno sortito l'effetto perseguito con straordinaria tenacia: farmi dire sì, va bene, vengo.

Sentire parlare di Engels, Marx, Lenin, proletariato, borghesia, capitalismo, imperialismo, rivoluzione, da un unico oratore poco più che venticinquenne mi ha fatto sentire... ah, non lo so ancora come.

Due ore per convincere che il Web, per raccattare rivoluzionari, far circolare le idee, è una ciofega - la strategia vincente è il porta a porta. Il cavallo di Troia, la rivista del circolo, che non è per tutti, bisogna sapere, studiare, farsi scienziati per comprenderne i contenuti - ecchecazzo, volete anche che ve li spieghiamo?

Due ore guardando il giovinastro appoggiarsi al trespolo degli oratori, su sfondo rosso, sorseggiando acqua, arringando con piglio da guitto saccente per persuadere che servono volontari da mandare nelle case, fuori dagli ospedali, dalle scuole e dalle fabbriche (?), per diffondere il verbo - rivoluzionario. Armiamoci e partite! La rivista costa un euro. La rivoluzione si fa maltrattando campanelli e telefoni. Ah, cercano strilloni e telefoniste, ho capito dopo appena 30 secondi.

Non una parola su come si farà LA rivoluzione - ecchecazzo, vorrete mica che sveliamo la strategia così il nemico ci fotte?

Due ore sentendo parlare solo di UOMINI, nessun accenno, nemmeno accidentale alle compagne che pure avevano lavato il pavimento, disposto le sedie, intrattenuto gli ospiti cercando di strappargli l'impegno di partecipare all'evangelizzazione rivoluzionaria, per la salvezza dell'umanità.

Compagno di qui, compagno di là. In giacca e cravatta. Come i testimoni di Geova, i Mister 3, 6, 9, 12% del Multilevel Marketing, gli agenti di vendita che sterminano acari, propinano tegami e bibbie.

Come mi sono sentito? Esattamente come vi sareste sentiti voi che la rivoluzione la fate stando davanti al PC o alla TV. Ma vuoi mettere la comodità?

16 Marzo
Vaffanculo a chi non è mai contento, a chi si lamenta e non ha la più pallida idea di cosa voglia dire vivere camminando a piedi nudi su una lama di rasoio. Fanculo. Stasera trasgredisco, ecco la mia ribellione: bevo uno Spritz e mi tengo compagnia leggendo il giornale. Una vita spericolata, la mia.
19 Marzo

Festa del papà, del babbo, del daddy, del papy. Oggi la bacheca pullulicchia di auguri - icchia, perché un papy non è mica una mamy. La mamy vale meno, umanamente, in quanto donna, ma come chioccia sbanca, riempie sempre le bocche e i cuori - farlocchi. Voglio andare contropelo, allora, e gli auguri (ma de che?) li faccio ai figli, alle figlie, della nostra esemplare cultura familistica, misogina e sessista. A loro, i bambini e le bambine che furono o sono, auguro di sopravvivergli, di essere o diventare se stess*, nonostante l’enorme sforzo che padri e madri indifferentemente compiono per farne altro, comunemente cloni di loro stessi, incarnazioni mansuete delle loro convinzioni e illusioni, dei loro sogni, delle loro ambizioni, buone o cattive non importa.

Auguri, figli e figlie di cotanti padri, cotante madri.

19 Marzo

Devo averlo già scritto, da qualche parte… Se mio padre non fosse morto nel 1981, nemmeno cinquantenne, avrei dovuto ucciderlo io - sul serio. Con l’età non sarebbe migliorato, la china prometteva male, malissimo, peggio di quello che era stato sino ad allora perché al peggio, davvero, non vi è limite. Se ne andò, a suo modo, procurandosi una setticemia irrimediabile dopo essere fuggito dall’ospedale dove lo avevano operato non si è mai capito perché. Quell’uomo che ci aveva terrorizzato per diciassette anni, tolse il disturbo nel giro di qualche giorno. Ricordo la sua ombra scarnificata, poche ore prima del trapasso, nel letto. Tra le lenzuola erano rimasti gli occhi di ghiaccio e le grandi mani, null’altro. Non faceva più paura. A me non faceva neppure pena - era troppo lo stupore di scoprirlo vinto perché potessi rendermi conto che la morte gli si era seduta accanto. Quando mamma mi disse che se n’era andato, mi venne da ridere. Per un certo periodo continuai a vederlo, in giro, soprattutto fuori dai bar dove era solito passare le giornate. L’ultima volta non fu un’apparizione fugace. Mi guardò a lungo e quando realizzai che non poteva essere reale la sua presenza, sparì. Da allora non l’ho più visto, a parte un paio di volte, in sogno. Non mi è mancato mai. Solo, negli anni, di tanto in tanto avrei voluto potergli parlare. Chissà se sarebbe stato capace di sincerità. Ho tratto le conclusioni che ho potuto. Ho fatto del mio meglio per capire e forse, un poco, ci sono riuscito. Quel tanto che è bastato per scrollarmelo di dosso.

Nessun conto in sospeso. Nessun dolore, rimpianto. Apprezzerebbe.

30 Marzo
I sogni sono anche questo: un'ubriacatura di sensi e non-sensi, di note che suonano perlopiù solitarie, sempre inascoltate.
1° Aprile

L’ospedale, di notte, è un’astronave a riposo - pronta a decollare alle prime luci dell’alba, con i suoi rumori sempre uguali, l’equipaggio al lavoro, i passeggeri che sonnecchiano e quelli che non si risveglieranno.

Per la seconda volta nelle ultime due settimane, vegliamo il tuo corpo - una candela senza più stoppino, affogata nella cera, la fiammella che brucia, ostinata, alimentata dio solo sa ancora da cosa. Stavolta non sembri soffrire, ansimi solo un po’, forse dormi, forse sogni, forse tua mamma è già con te - sono sicura che lei è l’unica persona che vorresti al tuo fianco, adesso, l’unica che stai cercando con lo sguardo. Spero che sia qua intorno e ti aiuti a capire che non hai nulla da temere, che puoi smettere di lottare.

Non è per noi che non vuoi andare. Francamente, e sono 15 anni che me lo chiedo, non so proprio cos’è che ti lega così tenacemente alla tua non vita, che ti fa rifiutare la morte quasi che dal tuo respiro dipendesse il respiro dell’intero universo.

E allora vai, mamma. Chissà, magari, per una volta, ti volterai a cercarci anche se non hai necessità da soddisfare. Per una volta avrai voglia di dire tutto quello che non hai mai detto forse perché non l’hai mai pensato. Per la prima volta capirai e ti spiacerà ciò che hai e non hai fatto. Non sarà tardi, non è tardi - e d’altronde noi non aspettiamo questo, da tanto, tanto, tantissimo tempo. Non aspettiamo nulla se non vedere il tuo petto finalmente immobile.

Vai serena - per quel conta, per quello che t’importa, noi sopravviveremo e non ti faremo mancare niente, nemmeno le nostre lacrime.

Liberati. Liberaci.

2 Aprile

Dormire quattro ore con un occhio aperto, alzarsi e non riuscire a far presto perché tanto lo so, mamma, anche stavolta ci stupirai con le tue magie, i tuoi effetti speciali. Lo so che salterai fuori dalla fossa con un balzo traballante e dal tuo lettino alzerai le spalle come a non volerti prendere il merito di aver gabbato un’altra volta Nostra Signora.

Butto giù il caffè, mi precipito, per scrupolo. Tiziana è sfatta. La trovo con la tua colazione in mano, fuori dalla camera. Parliamo. Hai dormito tutto d’un fiato. E’ da ieri che dormi e nel sonno apri la bocca per nutrirti, perché la fame è una brutta bestia e tu, io, abbiamo sempre fame, anche nei momenti meno opportuni, più difficili, quelli che levano l’appetito ai giganti. Apri la bocca e non coordini la deglutizione così ti strozzi, ma non molli. Dormi e mangi, perché la tua incomprensibile missione è tenere il vita il tuo corpo e il cuore ti accontenta, ubbidisce - è una macchina da guerra ma non spara margherite. Ti somiglia.

Aspettiamo che il pavimento sia asciutto ed entriamo. Apri gli occhi, saluti, sorridi - vuoi tornare a casa. Latte e biscotti. Pillole. Ci guardiamo, ridiamo. Marameo, anche stavolta. L’ennesimo ritorno di una lunga serie - hai così tante vite che non si contano più.

Torno per il pranzo, mamma. Sei serena, contenta di avercela fatta, ancora. E le nostre esistenze non smettono di girarti intorno. Girano in tondo mentre tu, senza saperlo, sovverti ogni logica, la riscrivi a tuo modo, secondo le tue imperscrutabili convenienze, i tuoi capricci, senza preoccuparti, curarti delle conseguenze. E’ sempre stato così. Così sarà finché avrai un filo di fiato - ed oltre.

9 Aprile
La mia vita sta letteralmente diventando altro. Tutto, ma proprio tutto sta cambiando - ogni giorno un pezzetto si stacca e cade. Si viaggia meglio leggeri. Di questo passo rimarrò in mutande, o anche senza. E’ una sensazione meravigliosa e spaventosa insieme, ma fra tutte è la mia preferita. Altro che montagne russe. Io il Rafting lo faccio in ciabatte, senza alzare il culo dalla sedia.
12 Aprile
E alla fine, nemmeno si dovrebbe avere uno scopo, una meta. Camminare per camminare, cogliendo i frutti che il viaggio regala.
12 Aprile
Sono innamorato. Innamorato del tempo, il tempo passato, quello presente e quello futuro - nonostante tutto. Innamorato dei segni che lascia, dei suoi racconti. E pure non esistesse, come pare sia, lo amerei. Amerei le sue tracce odorose, e di luce, tracce di musica, e carni, e addii, e sorrisi, promesse e dolori, che tutto serve a renderlo irripetibile e straordinario. Forse mi ucciderò, un giorno, ma lo farò traboccando di amore per la vita.

 

 

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